flusso di coscienza – nascita Lotus, puerperio e portare in fascia

flusso di coscienza – nascita Lotus, puerperio e portare in fascia

stream of consciouness

Ho sognato la tua nascita una sola volta ed è stata davvero così. Accolta da donne e accompagnata da canti in una sera di luna calante.
È fine estate ed io deciso che atterrerai in questo mondo nel modo più dolce possibile. È un momento così particolare nella società, ma ciò non ti riguarda, tu vieni da lontano…e vieni anche da vicino. Sai molto più di noi, sai molto più di me.
Da dove arrivi tu sai già cosa devi fare e con potenza ti fai sentire, sei la spinta della vita. Sei saggia ed io ti voglio proteggere il più possibile. Stai nascendo in un momento difficile per molte persone. Io voglio accoglierti con delicatezza e voglio preservare ciò che porti. Decido per la nascita Lotus e che avrai con te placenta e cordone fino a che non deciderai di lasciarle andare.

Ho scoperto di aspettarti gli ultimi giorni del 2019, me lo sentivo da giorni di averti dentro. I primi due mesi sono stati di nausee forti e di dolori e dubbi e rabbia. Sentivo che non era questo il posto dove attenderti, volevo vedere il mare. Volevo respirare l’aria pulita. Sentivo lo smog della Pianura Padana, mi chiedevo cosa ci facevo qui io, io che vengo dal mare. Mi torturavo dicendomi che non era questo il posto dove volevo crescere i miei bambini, io li avrei voluti vedere selvaggi nella natura. Discutevo con tuo padre sul cambiare casa e città, per avvicinarci alla sabbia, ai prati o anche alle montagne.
All’inizio del terzo mese le nausee piano piano passano e stiamo meglio. tu vieni con me nel mio percorso con Slingababy. La rivoluzione dell’amore, le possibilità e le scelte in mano ai genitori. Io e tuo padre decidiamo di fare una decina di giorni con il camper coi tuoi fratelli. Giriamo tutta la costa toscana, vento e mare mosso ci impediscono per tre giorni di attraversare il mare e andare in Sardegna. Ci eravamo portati anche le chiavi di casa. Torniamo in Veneto e ci chiudono dentro. Inizia la pandemia. Lockdown.

È fine estate ed hai due fratelli. Abbiamo superato la 41sima settimana e allora osteopata, digitopressione e fratelli dalla nonna: io e tuo papà decidiamo di prenderci una giornata per noi. La sera coi tuoi fratelli andiamo al mare e dalla ruota panoramica già ti sento. Stai per nascere. La mattina iniziano le contrazioni, poi pausa. Via tutti, stiamo io e te. Eccole di nuovo. Non si fermano più. Arriva tuo padre, arriva la mia doula, arrivano le ostetriche e inizia il canto. Tierra mi cuerpo, agua mi sangre, vento mi aliento y fuego mi espiritu. Sei nata.

Sono stati giorni infiniti, giorni tristi, giorni surreali. Aggiornare le notizie di ora in ora per avere i numeri nuovi e i decreti, per sentire parlare la politica, per vedere chiudere tutto piano piano, per i numeri delle morti che crescevano, per le ambulanze che sentivamo, per i parchi chiusi, per le amiche e gli amici che non abbiamo potuto vedere, per le videochiamate, per la primavera che arrivava e noi chiusi in appartamento, per i tuoi fratelli e le loro corse sfrenate, per il tuo papà che ha deciso di chiudere anche se poteva tenere aperto, per chi ha perso il lavoro e per chi ha perso le persone care. Per i viaggi non fatti, gli sport non praticati, per non aver più visto i nonni e gli zii.

Io mi sento meravigliosamente bene. Mi sento potente, competente e felice. Sei nata in casa ed io mi sento forte. Già la mattina dopo potrei uscire, potrei portarti fuori ed accompagnare i tuoi fratelli al parco. La placenta ci obbliga a rimanere lì, preferibilmente nel letto, solo io e te.

Il 4 maggio il via libera tutti. Si può uscire. Porto i tuoi fratelli dalla montagna al mare. –stiamo fuori, sempre fuori. Mascherina e gel. Arriva l’estate ed è sempre mare. È la Gallura ed è la riviera veneta. Noi ti aspettiamo bambina mia, quello che succede nel mondo non ci importa.

Se non avessimo fatto una nascita Lotus già il mattino seguente ti avrei messo nella fascia ed avrei camminato. La placenta mi ricorda che ho appena dato alla luce una bambina, che ho bisogno di riposare anche se mi sento bene, che devo tenere riservata la mia forza, che devo tenere a bada la mia impazienza, che devo preservare questi giorni, che devo accoglierti piano, che gli altri non potranno toccarti, che nessuno oltre me ed il tuo papà ti prenderà in braccio, che il bagno, le misure, i pesi non sono necessari, che pulirti non serve, che il sangue è lì, è vita, che quello che ho creato è potente, che tu sei uno scrigno pieno di ciò che vorrai essere, che la tua venuta tra di noi è lenta, come è lento il tempo per essere accolta, che i tuoi fratelli a poco a poco aprono i loro cuori a te.

Il mio corpo ha fatto un lavoro immenso in queste 42 settimane, che non posso alzarmi ed affrontare ciò che c’è fuori anche se me la sento. Io devo rallentare, io posso andare piano in questo mondo veloce, io posso preservare questi giorni, io onoro me e te. Noi ci rispettiamo e andiamo lente.
Se non avessi fatto la nascita Lotus, ti avrei messa in fascia il giorno dopo il parto e quello dopo anche e quello dopo ancora, non avrei smesso.
Ho deciso diversamente, un po’ perché lo sentivo, un po’ perché non lo avevo provato del tutto coi tuoi fratelli. Ho capito solo dopo il profondo significato della nascita Lotus: rallentare, venire al mondo e dare alla luce piano, entrare nel puerperio, accompagnarti nella conoscenza del mondo così lentamente che i primi giorni siamo state sempre attaccate. Essere tra le braccia della mamma e del tuo papà.

La fascia, fedele alleata coi tuoi fratelli è arrivata molto presto. Il primogenito dopo 15 giorni e il secondogenito dal secondo giorno di vita. E tu, che mi hai conosciuta più competente e piena di risorse (grazie ai tuoi fratelli), hai aspettato qualche giorno. Non sarebbe stato facile metterti in fascia con il cordone ombelicale secco e la placenta con noi. Al quarto giorno si è staccato e abbiamo salutato la tua placenta.
Dopo qualche ora ti ho messa in fascia. Ero felice, ho preso coscienza di cosa sentivo, ho ascoltato tutto il mio corpo e no, non era ancora ora. Ho iniziato piano piano a portarti, per pochi minuti al giorno e via via crescendo. Dolcemente e lentamente. Il pavimento pelvico deve essere rispettato, lo sforzo che il nostro corpo ha fatto nei mesi della gravidanza e durante il parto deve essere onorato con il riposo, con la calma, con la pazienza.

 

 

Copyright – La fascioteca di Treviso di Libera Capuano